“No Lander” , l’Odissea secondo Riccardo Buscarini

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In questi giorni, bombardati dalle immagini di canotti e barconi che attraversano il Mediterraneo con il loro dolente carico umano, è facile pensare a questa Odissea contemporanea vedendo il trailer di “No Lander” il nuovo spettacolo cui Riccardo Buscarini sta lavorando e che presenterà dopo un giro per diverse sale inglesi il 28 ottobre a The Place” di Londra , l’istituzione spettacolare che lo ha premiato nel 2013 come coreografo emergente per “Athletes”.

Ma ad ascoltare il coreografo piacentino, da anni stabilito a Londra il nuovo lavoro intende esulare dai confini della cronaca per allargare lo sguardo a temi più ampi e universali: “ ‘No Lander’ , spiega, è una meditazione malinconica e sottile sui temi dell’Odissea di Omero, un discorso sul desiderio e sull’appartenenza. Cinque danzatori, esposti in uno spazio spietato, agiscono come marinai dispersi in mare … nulla a cui aggrapparsi, senza radici, senza luce e senza terra. Precipitati e immediatamente risollevati da un intricato lavoro di gruppo, come se lottassero per afferrare qualcosa, la loro carne emerge dall’oscurità in torsioni elastiche e scultoree. Una desolata illuminazione industriale e un tappeto sonoro catturato dal vivo convergono nello spazio, trasformando la scena in un relitto abbandonato”.

No Lander è commissionato da The Place con il supporto di ResCen – Middlesex University, TIR Danza e e sostenuto da un finanziamento pubblico dalla National Lottery attraverso l’Arts Council of England. Sviluppato in principio come parte del progetto internazionale di ricerca ArtsCross London 2013.

Riccardo Buscarini si è formato presso l’Accademia ‘Domenichino da Piacenza’ e si è diplomato presso la London Contemporary Dance School nel 2009. Con un curriculum molto articolato e numerosi premi è uno degli artisti coinvolti nel progetto europeo Performing Gender e insegna coreografia e performance al Birkbeck University di Londra. In Italia lo si è visto con le tre ragazze protagoniste di “Atheletes” in numerosi festival e rassegne. Uno dei suoi pezzi più “marcanti” è certamente l’assolo “Dieci Tracce per la fine del mondo”. Dieci brani, fra i più disparati, scelti nel 2012 (attendendo quella fine del mondo che poi non venne ) per sottolineare i suoi primi dieci anni di attività. Una playlist preparata con il consiglio degli amici più cari, quasi una autobiografia di gruppo, dove il suono è il punto di partenza

La sua presenza si impone, il suo gesto è intenso, la sua danza non è mai banale. Le dieci tracce sono anche esplorazioni diverse che riflettono il mood della canzone.

Sergio Trombetta

il trailer

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